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04 Marzo 2008

Comprami, sono in vendita

Non cercarmi tra gli scaffali delle cose in offerta speciale o di fine serie, ma in quelle difettose.

Sono dotata di un’ anca-solco e di un aratro-costola. Poi impiantiamo i cavoletti di Bruxelles.

Puoi anche mettermi in modalità risparmio energetico: mangio poco e dormo 3 ore a notte.

Al mio interno c’è sound:

tum-tum del cuore,

sgranch-sgranch delle unghie che mangio,

cric-croc delle ossa,

frush-frush è la mano che passa tra i miei capelli,

blom-blom il mio stomaco affamato,

sden-sden fanno i miei denti quando tremo.

Dato che sono un automa, sarai tu a modificare il tuo carattere per poter essere compatibile con me. Oppure puoi cambiarmi il microchip emozionale. Se mi vuoi in modalità “zitta e non scassare le palle” basta che mi dici qualcosa che non va del mio carattere. Funziona sai…dato che io stessa ammetto di avere un brutto carattere tutti si prendono la libertà di sputarmi addosso. Più facile criticare i pezzi difettati che se stessi.

Sono dotata di un ampio dizionario di italiano, mi sono letta il Devoto-Oli in una notte insonne. Sono carente nelle lingue, però posso sempre mimarti le cose, in quello ci riesco molto bene, son brava a fare il pagliaccio.

Non mi lamento, non soffro. Ho sempre voglia e mai mal di testa.

Non respiro, quindi non ti rubo ossigeno se siamo nella stessa stanza.

Ho un profondo spirito di protezione, forse anche di gelosia, verso le persone a cui mi affeziono. Ho anche dello spirito di sopravvivenza, ma quello è quasi esaurito, quindi dovresti sostituirlo.

Mi alimento di musica e di mani.

So fare il conglomerato bituminoso e una verifica agli stati limite ultimi secondo il DM del ’96. So pescare, so cambiare la ruota di una bici, so piangere per sei ore filate.

Ho un acre senso cinico nei confronti dell’amore. Sembra non me ne vada bene: son cervo a primavera, son la sostituta di qualche morosa o son brava a non accorgermi dell’amore. Quindi puoi stare tranquillo perché ti sarò sempre fedele.

 

Ansia prestazionale.

Crisi d’ansia.

Collaudo prestazionale.

Comprami sono in vendita.

Ho paura. Io ho paura.

Io temo me stessa e gli altri.

Io temo l’amore.

Io temo il futuro.

Io temo i miei pensieri.

Io temo la rabbia delle persone.

Leggendo le tue parole ho sperato che quella forma a guscio fosse per me, perché io ho tanta voglia di farmi proteggere da te. Tu che sei così simile a me. Tu non sentenzi. Ti dimostri labile come me e questo mi conforta. Ho rimpianto quei 150 km che ci separano perché venerdì sarei venuta volentieri ad elemosinare una crema catalana. Io volevo una coccola. Io so che tu non mi colpisci dove sono debole. Ho paura. Le mie gambe tremano ed ho il fiato corto. L’ho incitato, istigato e mi son ferita io. Avrei preferito sfregiarmi, forse avrei sentito meno male. Ho paura. Andiamo a correre ti prego, Neve ci aspetta. Rimboccami le coperte che ho freddo. Proteggimi perché mi sento bene. Prometto di non rubarti le energie necessarie per vivere, ma mi metterò buona buonina di fianco a te, credo che questo mi faccia stare abbastanza al sicuro. Io non chiamo l’1.9.9.6. ma l’1.5.4.

Mi manchi, ma credo mi mancherai ancor più questa estate.

Io sono contenta se so che per te sono importante. Sono contenta quando mi coinvolgi nelle tue cose. Mi fai sentire viva.

Meglio bere molto perché mi sa che qui è da rimanere disidratate.

Cosa faccio? Dove vado? Io avanti così non riesco più ad andare. Io vorrei solo essere lasciata in pace. Ho paura.

Maledetto dio denaro.

Solchi di lacrime rigano il mio viso.

Vorrei succhiare linfa vitale dalle spine della corrente.

Ho paura.

 

Comprami sono in vendita.

Comprami perché sarò lieta di offrirti un caffè. Mi rode il fegato lasciarti andare. Sfonda quel muro di pessimismo che ho issato nei confronti dell’amore e rendimi illogicamente inebetita. Divampa come un fuoco, stordisci come il vino a stomaco vuoto.

Dal mio power-ciuffo spio i tuoi movimenti, fingo che tu non mi stia guardando, ma in realtà se avessi un calibro calcolerei anche i gradi di inclinazione della tua pupilla.

La mia felicità è durata una settimana.

Credo temeresti la mia tacchenza e io temerei un tuo rifiuto. Ma parlami ancora. Che suono ha il mio nome pronunciato da te? Che musica suonano le tue dita sulla mia schiena? Come tieni la tazza quando bevi il caffè alla mattina? Prendimi ancora in giro perché faccio la lagna, sorridimi quando ti parlo con entusiasmo del conglomerato bituminoso…

Ho paura.

 

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