Garasamento in corso... |
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| "Porta itineris dicitur longissima esse" | |
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Tag delfinesse18 Marzo 2010
Ad ogni frutto la sua stagione.Mi svuoto. Cento demoni giocano con te, Agitare prima dell'uso.
Dove sono i miei 4 lettori? 15 Settembre 2009
Di giro in giro, girovagando qua e là.Ecco cosa ricordo di te oggi, supportata dai miei cinque sensi. C’è chi sostiene che io indossi ogni mattina una corazza. Dovresti solo ringraziarla se cammino ancora affianco a te, lei che è la mia parte tollerante. Manca qualcosa in questa Padova oggi. All’etichetta morosa mi irrigidisco, incrocio le dita aspettando il messaggio successivo, spero tu non mi chieda la data in cui ci siamo messi insieme, in tal caso potrei davvero confezionarmi dentro una scatola di baci perugina e vendermi il giorno di San Valentino. 02 Settembre 2009
Rototraslata. Moto tran tran.Un’asola all’esofago, appena sopra il cardias. Mi squaglio all’idea della tua partenza dai lidi patavini. Lo sapevo che questo mio ritorno su rotaia te lo avrei dedicato, perché in questi giorni la mia attività celebrale ha elevate frequenze e il cuore dopo un po’ mi si intasa. E’ tutta una questione di prendersi cura gli uni degli altri. Alimentare le orecchie con nuovi esaltanti suoni. Alimentare il corpo con budini alla noce moscata, caffè e ananassi. Alimentare i condotti lacrimali con penosi presupposti per il futuro. Alimentare la propria ansia pensando a quello che non c’è. Alimentare la mente con informazioni culturalmente stuzzicanti. Ricomponiti Silvia, non devi metterti a piangere, lo puoi fare dopo schiacciando la faccia addosso al finestrino, impiantando le unghie sulle tue braccia, ora ha bisogno di ridere, di straviarsi perché sei la sua ora di libertà. Passando il dito sulla ghiera e premendo l’album degli Afterhour sapevo d’aiutare l’acidità dei miei succhi gastrici. Stiro le pieghe del tempo come si fa con una stoffa sgualcita, scovando di tanto in tanto un granello di polvere che pizzichi tra pollice e indice, lo stesso granello che si è depositato sui miei occhi. Il pianto è arrivato, quello che secondo una tua puerile convinzione dovrebbe lavar via le preoccupazioni. Non riesco a fermarmi, nemmeno durante le mie meditazioni ferroviarie o la falcata serale, non riesco a pinzare un affanno alla volta per poterlo come minimo somatizzare. Tu che ti preoccupi e questo compatimento quasi mi irrita, io che vorrei sguazzare solitaria in questo oceano di malinconia, ora che non avrei nemmeno voglia di una sfogliatina ripiena di marmellata calda ai frutti di bosco, proprio quella leccornia che fanno dal fornaio vicino casa. Come spiegartelo? - meglio non spiegartelo – Ma così come fa a capire? - non capirà. pazienza.- In questo mio atto egoistico do alla luce tutta la mia non curanza per l’idea di coppia e mi faccio pure un po’ schifo. A posteriori. Mi muovo nella scacchiera dei fallimenti di cuore con proverbiale prevedibilità, ogni mossa è la stessa della partita precedente, in cui però l’AVVERSARIO era l’ennesimo uomo. Con gentilezza hai saputo sviscerarmi e mi sono trovata nuda, ma non perché hai fatto scivolare a terra il vestito di chiffon che indossavo, ma perché ho dovuto parlarti di me. 25 Agosto 2009
Gioco d’azzardo.Come i cani ho paura dell’abbandondono. Man mano che invecchio questa cosa si accentua sempre di più e io me ne accorgo negli stati d’ansia in cui mi trovo avvolta fin quasi a soffocare. Nella mancata risposta di un messaggio mi scopro paranoica e temo questo mio senso di attaccamento, mi sento come un cane bastonato se non fosse poi per le rassicurazioni che mi giungono. Caccio la testa sotto la terra e con il culo per aria mi incolpo di fatti che non sussistono. Questo è dovuto all’ambiente in cui sono cresciuta e al mio senso del dovere. Forse ho pure capito quella cosa dello scegliersi e di non necessitare della corte di altrui uomini. Forse ho addirittura scelto e nello scriverlo mi si annoda un groppo allo stomaco. Non afferro quel senso di appartenenza, ma mi sciolgo quando mi abbracci da dietro e mi baci la spalla. Io potrei anche cominciare a credere in quell’agglomerato di carne. Mi spezzetto. Mi mollo. Mi ricompongo. C’è un ennesimo viaggio su rotaia ad aspettarmi, un viaggio dove analizzerò i file salvati in memoria. 18 Agosto 2009
L’umore è andato sulle montagne russe.Tengo presente che per come sono fatta ieri ti avrei sposato e oggi non ti sentirei più. Non sono mai stata equilibrata nelle cose, tanto meno nei sentimenti. Dovrei davvero scrivere il mio manuale d’uso e darlo a chi ha a che fare con me. Avvertenze. Prescrizioni. Può causare danni dopo l’uso, in tal caso rivolgersi al proprio medico. Ripiombo nel mondo. Riemergo dopo esser stata abbracciata a te a parlare, ma soprattutto a ridere. Aria sorniona, sorriso compiaciuto, sembra che alla fine ci siamo capiti. Me ne sarei sgusciata via in silenzio, permettendomi di mettere la gente in sordina per non deturpare i miei pensieri macchinosi, sarei scesa per la strada serpeggiante, montata in macchina e con una mano sul volante e una sul cambio avrei portato la pellaccia e il mio cuore pesante a casa. Mille e mille volte ancora avrei evitato le domande sul bacio che non ci siamo ancora dati e anche quella sul perché non ti ho palpato l’uccello. Mi mozzico così la lingua e rispondo con diplomazia. Delfinetto saresti stato orgoglioso di me. E avrei voluto te al mio fianco, perché con certezza posso affermare che ti saresti accontentata del mio sorriso e dei sospiri per saziare la tua parca curiosità femminile. Cammino in una desertica Padova, la mia giornata è quasi giunta al termine, penso a noi due e sorrido tanto che due azuz pensano male. Ascolto musica, ma è come fossi in una stanza insonorizzata. Leggo il libro, ma è come se la storia la stessi scrivendo io. Tre righe e son di nuovo punto e a capo. Vorrei fosse demenza senile, ma invece è amorosa e mi si stanno per cariare i denti. 19 Luglio 2009
Le tue dita fredde puntano sul mio cuoreL’ingegneria, si sa, ti porta via. Quindi questo è il mio primo spettacolo subsonico. Affondo le mani nell’armadio e riesumo i miei jeans da concerto, unitile una loro descrizione, basta dire che sarebbe impensabile indossarli per una passeggiata cittadina dato il loro stadio di rottura a livello avanzato. Senza dare nell’occhio li caccio dentro lo zaino: hanno ricevuto già parecchie minacce di morte da parte di mia mamma e questo potrebbe essere il loro colpo di grazia. Lavoro: “relazione tecnica dello stato del luogo”. Devi scrivere. Invece guardo l’ora. Scrivi! Lancetta immobile. Produci delle parole. Concerto-subsonica. Non quelle ebete! Dai dai,meno tre, due uno…l’una! adios!!
08 Febbraio 2009
Le cose che ho.
Scrivo con un tempo di ritorno assai lungo, più per una questione di mancanza di spazi che di ispirazione, anche se il ricordo di giovedì sembra ormai svanire. Siamo delle serpi fuggiasche tra la folla. Io addirittura apro le braccia come fossi un uccello. Non mi volto a cercarti, sento i tuoi passi e ridi. Saliamo la scalinata, ma non c’è la nostra sbarra per lo stretching ad aspettarci: situazioni simili, ambienti diversi, un treno mi porterà lontano da te per l’ennesima volta, ormai lo ammetto, mi sto stancando. Ho paura che come tutte le cose alle quale non dedichi la giusta attenzione appassisca e diventi humus per le piante. I cani addomesticati, si sa, hanno bisogno di attenzioni. Lo penso nella manciata di messaggi singhiozzati che ci mandiamo. E’ così che ci ritroviamo a correre di nuovo dopo svariati mesi. Io davanti, tu dietro. Io dietro, tu davanti. Il rash finale dalle chiuse fino a quell’irta salita che arriva dritta dritta alla sbarra. Ma poco importava chi prima sbucava da quel passaggio sotterraneo del ponte di ferro di cui ogni volta ammiravo gli incastri e i nidi di piccione. C’era la nostra sbarra, la musica nelle orecchie, la gente di passaggio, i commenti sulle esteriorità inesistenti degli uomini. Quando quell’abbraccio non mi basterà più vedrai il tuo cane bastardo tornare a casa a farsi leccare le ferite e intrufolare il musetto tra le tue dita ossute. Nel frattempo ascolto Nicotina Groove live. 15 Dicembre 2008
Mi cerchi? Faticoso e caotico scrivere.Quella canzone di Battiato e della Consoli. A me non passa perché questo non è il mio habitat, non ho la luce soffusa della mia 154, non ho il mio delfino, non ho nessuno che mi abbraccia, non c’è nemmeno il mio pusher musicale, nessuno mi addomestica. Come vedi i pronomi li uso anch’io. A volte mi rifiuto pure di andare a correre. Non c’è palo per vedere il mondo all’ingiù. Non c’è uomo con il culo sottosopra da prendere in giro per farti ridere. Dalla finestra non vediamo lo stesso paesaggio, ma forse lo stesso cielo sì. Ho solo voglia di tirarti per la mano e portarti via con me in quel viaggio che abbiamo sempre fantasticato, ma mai fatto. Sotto lo stesso tetto, probabilmente mi ritornerebbe anche la voglia di scrivere.
Respiro piano, mi sento addosso il freddo e mi ipnotizzo davanti alla finestra. La tua barba astutamente lasciata incolta e la neve complice del nostro reato. Stringi il mio naso tra le dita e la distanza tra noi due si accorcia, non c’è modo di distrarci e la macchina ben presto si appanna. Guardo le tue foto e mi sento come una ladra che ruba qualcosa che non è più suo, ti vedo stringerla e altro non sono in grado di fare se non paragonarmi a lei. Forse al posto di tenere i piedi su due staffe sarebbe meglio che scegliessi, non cercarmi se ti vedi con lei, non desiderarmi se poi fai l’amore con lei, non farmi ridere se poi non posso baciarti. Prendo a pugni la mia incapacità di baciare un uomo con lo stesso ardore con cui lo facevo con te, derido la mia ombra ubriaca che se ne va barcollando per il viale di ciottoli bianchi, non si è persa semplicemente non gliene importa più nulla di stare con me. Non mi sono mai piaciuti i ragazzi blasonati, è per questo forse che il semplice gesto di abbracciarmi mentre l’aria fredda s’insinuava serpeggiante nella tuta da sci e quelle ore di assordante allegria mi fanno perdere i pensieri. 11 Novembre 2008
Il passato inibisce il presenteLe fasi lunari. Le fasi della vita. L’enfasi.
Rileggo la tesi. Rilego la tesi.
E’ il periodo degli indovinelli… Sai qual è l’animale che riesce a stare in tre posti contemporaneamente?
[….]
L’a-qui-la!
Non faccio nemmeno a tempo a varcare la soglia di casa che tu mi vieni incontro, mi abbracci e mi spari subito un indovinello! Sei il mio piccolo ometto biondo.
Ora che sento il fiato dei lupi famelici sul collo, impazienti di affondare i denti sulla mia carne fresca, ho bisogno della mia vecchia quotidianità.
La piango. La rimpiango.
Le bomboniere con il velo bianco non sono convenzionali, quindi no. Non tornare dopo le 5 che è buio. Carlo Conti alle 7 che sbraita per casa: il dolby surround! Come se sapere di che colore era il vestito della Carrà alla sua prima puntata di Carramba che sorpresa fosse cultura… I consigli delle dive su come conquistare un uomo. Nessuno che ti dice semplicemente “gliela do”. La tv spazzatura.
Io sono gelosa dei miei affetti, mi hanno addomesticata e ora senza non so stare.
E’ così che cerco di afferrarti prima che tu parta definitivamente per il burundi, lasciandomi sola ad annaspare in questo immenso mar, noi che abbiamo sempre camminato fianco a fianco. Aspetto mezzogiorno perché voglio che tu veda la tesi finita. Aspetto per capire quanto mi sei necessario.
E’ così che mi manchi delfino mio e altro non posso fare che rubarti qualche oretta di tanto in tanto per respirare la tua essenza. Ma non mi basta, così sogno. Sogno una binata in mezzo alle campagne veronesi, mentre i nostri pancioni diventano pronunciati e i nostri mariti vanno a giocare a calcetto il venerdì sera. C’è tempo per le vibrazioni extrasensoriali in cuffia di nicotina groove. C’è tempo per stuzzicare la penna. Sei il mio pusher musicale. Sei un essere speciale e io avrò cura di te.
Un ragazzo mi aprì la porta del negozio. Un’ora dopo feci l’amore con lui. | Ombre Saremo due ombre sottili Le verità nascoste KelseyAll'ingegnere è dato di costruire con materiali che nella realtà non si conoscono, con le forme che nella realtà non si possono realizzare, per resistere a delle forze che nella realtà non si possono valutare in modo tale che la gente non possa nella realtà capire.
Amo1. la musica
2. i momenti in preda alla follia totale e quelli di imbarazzo 3. il caffelatte alla mattina 4. prendere e andere via, viaggiare in treno e guidare la macchina 5. il conglomerato bituminoso Odio1. il cinema: la morte delle relazioni sociali
2. il traffico perchè non mi fa ascoltare bene la mia musica 3. la vita di un puntuale: è un inferno di solitudini immeritate 4. questa immigrazione extracomunicante 5. un nano: perche' ha il cuore troppo vicino al buco del culo... Quindici uomini, quindici uomini sulla cassa del morto, quindici uomini e una cassa di rum!TagsLibro sul comodino
Francesco GuicciardiniNostro padre ebbe figliuoli si bene qualificati, che a suo tempo venne da tutti giudicato el più felice padre de Firenze, e nondimeno io considerai molte volte che, calculato tutto, era maggiore el dispiacere che aveva di noi che la consolazione, pensa quello che capita a chi ha figliuoli pazzi, cattivi o sventurati.
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