Tag bubunero

18 Marzo 2010

Agitare prima dell'uso.

Dove sono i miei 4 lettori?
Ieri mentre l’ascoltavo sulla banchina del treno una bimba mi ha preso la mano, forse attratta più dal colore purpureo delle mie unghie che bisognosa di una coccola.
Dormi che è meglio pensarci domani alla muta distanza che scorre tra noi.
Mi sono dovuta convincere che il nostro fosse solo del sesso fatto bene.
La mia inadeguatezza alla vita di coppia si sposava perfettamente con il nostro vivere. Sapevi bene che non mi sarei mai ricordata del nostro anniversario e questo poco te ne importava. Ma potevi star pur certo che per fare la pace ti avrei fatto trovare un bel piatto fumante di pasta al pesto. Sapevo prenderti per la gola e scherzando me lo rinfacciavi sempre!
I musi lunghi sparivano e di lì a poco avremmo anche fatto l’amore.
Anzi no, del sesso fatto bene.
Sapevi che mi piacciono le castagne con il vino rosso e la neve.
Non avevi necessità di sopperire i miei silenzi con lunghi e lagnanti monologhi. Bastava semplicemente mettermi da parte, ripormi nel cassetto dei calzini.
Mi sono accorta d’avere anch’io in questi giorni un umore gotico, fatto di pinnacoli e gargoyle.
Ho paura che la vita coniugale ti inghiottisca.
E poi quant’ho voglia di leggerti!
Odio i gatti. Ogni volta che ne incontro uno faccio mi viene l’istinto di farlo correre a gambe levate.
Ruffiani e paccioni.
Il mio cane, appena svegliato alla mattina spinge la testolina sulla mia pancia e si fa accarezzare, mentre io continuo a dirgli “buongiorno”. Una volta passata la crisi, si fa colazione insieme.
Io odiavo disegnare, perché non ne sono in grado e odiavo essere costretta a farlo. La stilizzazione degli elementi rimane ahimè il mio forte.
Odiavo anche l’ora di musica. Strumento: il flauto. Calcavo le note sopra e poi le cancellavo in modo che potessi leggerle dal solco che avevo lasciato.
Non le ho mai imparate.
Né mai le imparerò. Credo.
Amavo il disegno tecnico e i lavori con il compensato, credo perché si avvicinassero alla mia indole da Mc Giver.
Mangio il gelato dalla vaschetta, piccole e lente cucchiate perchè mi piace che si squagli un po’.
Vorrei incontrare il mio amore rispettato e rispettoso sotto un salice piangente, è per questo che ogni volta che mi riparo sotto le fronde di uno di questi alberi ho preso l’abitudine di lasciare un biglietto.
Una frase pensata.
Uno stato d’animo.
Un “domani faccio”.
O
 un semplice saluto.
L’idea parrebbe carina, se non davvero fuori moda per questi tempi.

 
04 Gennaio 2009

Chi ben comincia è a metà dell’opera

E' così che inizia l’anno: senza trasgressioni, ossessioni, tentazioni.
Fa la sua ouverture con una canzone degli ABBA, una corsa sotto la neve e uno scivolone che mi ha lasciato come ricordo un livido su una chiappa, un ritorno piacevole in macchina, la pulizia del parabrezza mentre l’uomo guarda interdetto.
Pochi auguri, in fondo quello che volevo era già lì e meritava la mia più totale attenzione, non avevo nessuna necessità di essere altrove, forse qualche attimo di perduta malinconia aggrappata a certi baci…
Porto fuori Roger, penso che l’esperienza sulla neve di notte in aperta campagna è di sicuro da provare.I rumori non sono ovattati, la neve scricchiola sonoramente sotto i miei piedi, ha perso la sua caratteristica sofficità: il segno negativo del termometro sulla parete del muro del terrazzo è stato inclemente pure con lei. Seguo il bubu, il che equivale ad andare alla cieca, la campagna suda creando tutt’attorno una fitta nebbia, il vento freddo e la mia solitudine in quella tabula rasa, in quel nulla arido di ghiaccio, in quella voglia di scrivere che mi fa tremare la mano e mi tarla insistentemente la testa, in quel chiassoso tripudio di odori, che fa impazzire il mio amico che mi sta accanto nonostante il suo 4x4 non funzioni poi così bene.

 

 
28 Agosto 2008

Sono di poche parole.

Un passo dopo l’altro la montagna si fa scalare, la chiassosa comitiva procede come un vecchio treno a vapore ormai stanco di andare per rotaie e finalmente conquista la vetta e ricarica i serbatoi.

Io mi sazio di risate e aria fresca, mi scaldo sotto il sole che da lì è più vicino incantata dalle meccaniche celesti. Ammassi rocciosi cingono imperiosi la nostra postazione.

Pippo è spaparanzato al suolo, mentre il mio cagnolino usa un bastone per stuzzicadenti.

Dimmi Roger che sapore ha l’aria? Lui posa una zampetta sul mio braccio si erge ritto ritto e mi da una leccatina al viso…deduco che sia buona!

Ti rimprovero perché tiri troppo, ti prendi anche una pacca sul sedere perché ti azzuffi con quello che vorrei diventasse tuo amico.

Ma sei cane.

Sei cane e maschio dominante.

Sei cane e uguale a me: geloso dei tuoi affetti.

Rimango arrabbiata per qualche secondo, poi mi abbasso alla tua altezza e ti accarezzo, la tua lezione l’hai avuta visto che hai il segno di un canino...e poi io a quegli occhietti non so resistere!

 

Com’è difficile continuare a correre quando il sole, alla sera, infuoca il cielo. Non riesco a distogliere lo sguardo da quelle sfumature rossastre. Mi infondono una serenità che da molto non è più in me.

Guardando la sfera di cristallo non vedo nulla. Nemmeno un bacio frettoloso

Non rispondo.

Non chiamo.

Non amo.

Carne.Genitali priapeschi.Erezioni.Sudore.Balistiche eiaculazioni.

Cerco un modo di riempire il vuoto delle mie giornate.

Cerco un modo per scampare al mirino di chi mi tiene sotto tiro.

 

Non vedo l’ora di riabbracciati e di vedere il tuo indicestecchetto accarezzare il musetto di Roger come facevi con Neve. Piccolo bubu nero dagli occhi d’ebano, altrimenti detto cuor felice per la sua particolare propensione a scodinzolare sempre anche quando lo sgridi, sta già assaporando il tuo visetto!

Tante cose sono successe, ci siamo scoperte fragili, ma sempre insieme…e questo ci rende forti…

La paura della lontananza incombe, la certezza dell’affetto non può essere scalfitta.

 

 
14 Luglio 2008

Da mozzare il fiato

Ho indossato il vestito dell’anno scorso nella speranza di ritrovarmi.

Nei miei viaggi, dove mettevo la casa nella valigia, mi sentivo sempre molto sola, ma partivo ugualmente per sentirmi raminga nel mondo.

 

Sto bene, sto male.

Fanno bene, fanno male.

 

Io amo lui e lui ama solo se stesso.

 

Musetto nero ed occhi d’ebano sono irresistibili.

E’ felice quando torno a casa: salta come una capretta e scodinzola.

Cane cuor felice si ripara tra le mie gambe quando cane brutto e cattivo (e tre volte lui) tenta di morderlo.

 

Ho un vago ricordo della mia pazzia.

L’essere non convenzionali alla fine è una forma di convenzionalità.

 

Sogno un uomo in smoking che mi canti De Andrè picchiettando tasti d’avorio bianchi e neri in una mansarda illuminata dai barlumi fiochi delle candele, con l’odore del legno che si impregna nella tua memoria.

 

Do il benvenuto a Roger, fedele amico, salvatore della mia anima in pena.

 

Vivo questo lungo alito di vita nella consapevolezza che il giorno che terminerà non avrò nemmeno più un corpo sul quale fare affidamento.

 

Il fiato è mozzato da invadenti pensieri.
Vivo attimi di panico e poi, non ancora contenta, li rivivo nella memoria.

 
Castelbrando.L'uomo in smoking.La mansarda.Il piano.I miei sensi attivati.

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